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Mercati dei capitali non regolati

"La liberalizzazione dei mercati dei capitali" è una forza trainante fondamentale della crisi attuale. Questo significa una riduzione graduale della regolamentazione legale dei mercati finanziari globali soprattutto in Stati Uniti e Europa. Questa tendenza ha notevolmente ampliato il campo d'azione degli agenti finanziari come banche, fondi di investimento, fondi hedge, assicurazioni, ecc. e innescato cambiamenti fondamentali nel modo in cui funziona il nostro sistema economico.

Evoluzione fatale

Mentre progetti economici reali e idee imprenditoriali hanno costituito il fulcro delle attività di business fino ai primi anni Ottanta, in seguito hanno dominato ragioni e considerazioni di natura fiscale. L'investimento in imprese che producono e vendono beni e servizi è stato ridotto a favore dei prodotti finanziari che promettevano rendimenti sfruttando le variazioni dei prezzi dei beni scambiati a livello internazionale (azioni, obbligazioni, materie prime, derivati, ecc.). Il suddetto cambio è correlato in maniera determinante alla liberalizzazione dei mercati dei capitali . La funzione di base del settore finanziario è la conversione dei depositi a breve termine in prestiti a lungo termine al fine di finanziare delle iniziative. Al regolamento finanziario è stato affidato il compito di legare la finanza a questa funzione. A causa della rimozione e la non-attuazione delle norme giuridiche, il settore finanziario ha guadagnato nuove libertà, fatto che ha generato il nascere di una mentalità da casinò e causato l' abbandono della funzione originaria: il finanziamento a lungo termine delle imprese (Boyer 2000, van Treeck 2009 Schulmeister 2010).

Questa deregolamentazione può essere rilevata in molti settori e contesti. Le liberalizzazioni sono, ad esempio, la mitigazione delle regole per le operazioni bancarie (soprattutto negli Stati Uniti dove è stato smantellato il Glass-Steagall-Act che manteneva separate le banche commerciali e banche di investimento tracciando così un parallelo tra banche e casinò), l'evasione globale di disposizioni a salvaguardia nel contesto del credito bancario (dovuto a speciali innovazioni finanziarie), l'abolizione del controllo del capitale, la possibilità di illimitati movimenti internazionali di capitali e la liberalizzazione del sistema monetario internazionale attraverso l'abolizione dei tassi di cambio fissi nei primi anni Settanta.Tutte queste mitigazioni hanno creato vantaggi per gli assett e il capitale - come ad esempio la maggiore possibilità di trasferire assett nei paradisi fiscali (area della cosiddetta economia offshore)) (Hein und van Treeck 2008).

Nuovi requisiti

Accanto a questa nuova prospettiva, i business prevalenti e il panorama economico nazionale sono così cambiati : anche se c'era l'idea che i salari e la produttività dovessero crescere allo stesso modo, al fine di consentire ai salariati di acquistare i beni da loro prodotti, al giorno d'oggi è diventata più importante la massimizzazione dei profitti in modo da essere allettanti per gli investitori stranieri - l'economia ha iniziato a orientarsi verso gli interessi degli azionisti. La risposta positiva della produzione di massa, del reddito di massa e dei consumi di massa (Busch und Terreno 2009) si è interrotta e le priorità si sono invertite: politiche sociali o salari equi sembravano un ostacolo alla ricerca di flessibilità degli investimenti a livello internazionale mentre sono stati rimossi ulteriori ostacoli per le operazioni finanziarie e la flessibilità delle condizioni di lavoro è stato considerato uno strumento adeguato . Contrariamente agli investimenti economici reali che potenzialmente creano valore e quindi aumentano la nostra ricchezza, gli investimenti nel sistema finanziario sono operazioni a somma zero che non portano ad un aumento della ricchezza, ma semplicemente ridistribuiscono ricchezza esistente fra gli operatori - scommettendo solamente uno contro l'altro sul futuro trend di mercato.

Crescita massiccia

L'abolizione dei meccanismi di protezione del credito bancario ha portato a una moltiplicazione sistematica dei rischi a carico del settore finanziario. Parallelamente il volume del settore finanziario è aumentato in maniera massiccia. Questo si è tradotto in enormi somme di denaro transate sui mercati dei capitali, che sono quadruplicate negli ultimi 20 anni (Stockhammer 2008; per maggiori informazioni vedere "speculazione"). La crisi potrebbe aver convinto i politici della necessità di una maggiore regolamentazione finanziaria ma a causa della mancanza di coordinamento internazionale e dell'influenza politica della finanza, deve ancora essere attuato un riallineamento fondamentale del sistema finanziario e delle sue branche.

Fonti

Boyer, R. (2000): Is a finance-led growth regime a viable alternative to fordism – a preliminary analysis. Economy and Society, 29(1): 111-145.

Busch, U. und Land, R. (2012): Teilhabekapitalismus, Fordistische Wirtschaftsentwicklung und Umbruch in Deutschland 1950 bis 2009. In: Forschungsverbund Sozioökonomische Berichterstattung (Hrsg.): Berichterstattung zur sozioökonomischen Entwicklung in Deutschland. Teilhabe im Umbruch. Zweiter Bericht, Kapitel 4, Wiesbaden. S.111-151.

Hein, E. und van Treeck, T. (2008): Finanzmarktorientierung. Ein Investitions- und Wachstumshemmnis?, IMK-Report 26/2008, Düsseldorf.

Schulmeister, S. (2010): Mitten in der großen Krise: Ein New Deal für Europa, Wien.

Stockhammer, E. (2008): Some Stylized Facts on the Finance-dominated Accumulation Regime, Competition & Change, Vol. 12. S.189-207.

van Treeck, T. (2009): The political economy debate of ‘financialization’ – a macroeconomic perspective. Review of International Political Economy, 16(5). S.907-944.

Mercati liberi dei capitali

La mobilità internazionale del capitale significa che il denaro può essere trasferito al di là dei confini di un paese verso un altro senza limitazioni. Ciò implica che il capitale possa sempre essere investito dove ci si aspetta che le aliquote fiscali siano ridotte o vi siano alti rendimenti . La mobilità dei capitali è stato possibile soprattutto grazie all' eliminazione del controllo del capitale. Questo infatti è stato implementato al fine di limitare la mobilità dei capitali, che impedirebbe che si verifichino effetti destabilizzanti sull'economia. Tali barriere sono state abolite in Europa tra la fine degli anni Settanta ei primi anni Novanta (Vernengo und Perez-Caldentey 2012). Al giorno d'oggi, la libertà di circolazione dei capitali è una delle quattro libertà fondamentali dell'Unione europea.

Concorrenza globale

La globalizzazione del sistema finanziario ha determinato una concorrenza tra i centri finanziari e quindi un incentivo a fare un utilizzo ideale di diversi regolamenti . Al centro di queste attività ci sono gli investimenti in prodotti finanziari che possono essere facilmente e rapidamente trasferiti, considerando che la proprietà immobiliare come appartamenti, case o imprese non può essere spostato dal punto A al punto B (Schulmeister 2009).

Un'importante conseguenza della liberalizzazione dei movimenti di capitali è una semplificazione delle operazioni speculative e una corrispondente propensione ad investire soldi in prodotti finanziari piuttosto che nell'economia reale. Un'altra conseguenza fondamentale è l'emergere dell' economia offshoreche permette agli individui benestanti o alle imprese di evadere le tasse trasferendo i capitali nei cosiddetti paradisi fiscali.

Fonti

Schulmeister, S. (2009): Eine generelle Finanztransaktionssteuer: Konzept, Begründung, Auswirkungen, WIFO Working Papers, 352/2009, Wien.

Vernengo, M. und Pérez-Caldentey, E. (2012): The euro imbalances and financial deregulation, Real world economics review Nr 59. S.83-104.

Innovazioni finanziarie

Nel corso della liberalizzazione dei mercati dei capitali si è verificata un'ampliazione del campo d'azione del settore finanziario. Allo stesso tempo, la liberalizzazione dei movimenti di capitale ha provocato un immenso afflusso di capitali che è stata ulteriormente intensificato da fattori istituzionali come i piani pensionistici privati. Al fine di utilizzare in maniera ideale queste nuove possibilità, sono stati sviluppati nuovi prodotti finanziari spesso non trasparenti e nuove strategie speculative.Ciò è dovuto principalmente all' apparente diminuzione del rischio, i nuovi prodotti considerati altamente lucrativi e quasi privi di rischio sono stati venduti ai clienti con queste argomentazioni. In realtà era solo un modo per occultare il rischio e per aumentare l'intensità della speculazione. Ma sul mercato finanziario è stata ampiamente diffusa la convinzione che i rischi potessero essere condivisi e garantiti (CDS) e quindi potessero generarsi profitti sicuri. Ma con questo comportamento si è generato un rischio sistemico ancora più grande che, in realtà, ha deluso tutte le aspettative ottimistiche relative alla gestione dei rischi con i CDS e strumenti simili.

Higher Risk

In gergo professionale si parla di "eccesso di fiducia" (Malmendier et al., 2011) che porta ad un «illusione di controllo", riduce la percezione del rischio e per default si orienta verso la ricerca della rendita, rischio più alto eintensificazione della speculazione. Questa minore prudenza per le attività di credito rischiose ha portato alla concessione di mutui cosiddetti "Ninja", acronimo di "No Income, No Job, no Assets" (Nessun reddito, Nessun lavoro, Nessuna garanzia) rispecchiando così la situazione socio-economica dei debitori. Tali mutui potevano essere considerati"prestiti cattivi " già dal principio (Stockhammer 2008).

Al centro di questa tendenza c' è l'evoluzione del ruolo delle banche: allontanandosi dal loro abituale attività di accumulare denaro, darlo in prestito e guadagnare attraverso commissioni e interessi, si sono dedicate al prestito informale e alla rivendita e assicurazione di prestiti già concessi. A tale scopo sono stati creati fondi separati e imprese, le cosiddette banche conduit, al fine di eludere le leggi bancarie vigenti.

Boom dei derivati

Strumenti essenziali per la speculazionesono i future finanziari in senso ampio. Questi prodotti commercializzati sono chiamati "derivati" - il loro valore dipende dal trend futuro di determinati parametri (ad esempio materie prime, obbligazioni, azioni, valute o tassi di interesse) o la prestazione di determinati servizi a prezzi fissi in futuro. Per questi derivati il mercato è in forte espansione e ciò sta portando a un aumento dell' imprevisto. Nel 2007 solamente i derivati quotati, negoziati su mercati azionari, ammontavano a 40 volte la produzione economica mondiale (Schulmeister 2012).

Volumi scambiati sui mercati finanziari (Schulmeister 2012)

Qui di seguito, sono presentate tre innovazioni finanziarie centrali per la crisi e sono delineati i loro effetti. Si tratta di "credit default swaps" (CDS), " collateralized debt organizations " (CDO) e algoritmi di speculazione computerizzata. Mentre i primi due sono derivati, l'ultimo è fondamentalmente una nuova categoria di strategia speculativa.

Fonti

Friedman, H. und Friedman, L. (2009): The Global Financial Crisis of 2008: What Went Wrong?, Working paper, New York.

Malmendier, U., Tate, G. und Yan, J. (2011): Overconfidence and Early-life Experiences: The Effect of Managerial Traits on Corporate Financial Policies, Journal of Finance, Vol. 66(5). S.1687–1733.

Schulmeister, S. (2012): Präsentation am Transformationskongress, Berlin, 8. Juni 2012.

Stockhammer, E. (2008): Finanzkrise: Chronologie, Ursachen und wirtschaftspolitische Reaktionen. Kasinokapitalismus mit staatlichen Fremdheilungskräften, Grundrisse Nr. 28. S.13-22.

CDS e CDO

Credit Default Swaps

Un CDS (Credit Default Swap) consente agli acquirenti di scommettere contro il rimborso di un prestito. Come è prassi per le assicurazioni ci deve essere il pagamento di un premio e, in cambio, si riceve un risarcimento nel caso di insolvenza del debitore. Tale compensazione è pagata non importa se l'inadempienza del debitore provochi una perdita per l'investitore stesso. Lo sviluppo dei credit default swap ha snaturato l'idea di assicurazione, la copertura contro un rischio in uno strumento di speculazione che permette di scommettere sul fallimento di una delle parti interessate e di trarre profitto dalle inadempienze, senza dover sopportare i rischi associati. Questo può essere paragonato ad un' assicurazione contro gli incendi che possa anche essere concessa sulla casa del vicino al fine di incassare la somma assicurata in caso di incendio (Rajan 2010).

I credit default swap non solo hanno intensificato la speculazione ma hanno anche incentivato la tolleranza al rischio in campo finanziario dato che investimenti rischiosi sono stati sistematicamente coperti dai CDS. I Prestiti a rischio sono stati facilmente giustificati. Questo è anche il motivo principale per cui, al primo picco della crisi, la più grande compagnia di assicurazioni al mondo , la AIG (American Insurance Group) è stata quasi messo in ginocchio.

Collateralized Debt Obligations

I CDO (Collateralized Debt Obligations) sono un grande pacchetto di titoli in cui sono accumulati assett di varia natura (nel caso della crisi finanziaria 2007/2008 si trattava principalmente di obbligazioni garantite da ipoteca). Il principio di base era di vendere in abbinata investimenti ad alto rischio con ciò che è considerato sicuro (azioni, obbligazioni, mutui, ecc) in modo che il pacchetto poi potesse essere rivenduto ad altri soggetti interessati. L'obiettivo di tali processi è la distribuzione del rischio. Tuttavia la vendita abbinata occulta il grado di solvibilità dei debitori e spesso rende non chiaro il valore effettivo del pacchetto . A volte i crediti venivano "re-bundled" prima che fossero venduti al successivo operatore finanziario, in alcuni casi i CDO sono stati "re-bundled" quaranta volte (Sinn 2012). L'analisi questi pacchetti è un compito complesso e spesso ne causa il deprezzamento. Perciò l'analisi è rara e i pacchetti restano nei record con il loro valore di acquisto intatto. Questo, a sua volta, provoca la copertura sistematica dell' alto rischio e di “crediti cattivi" che sono contenuti nella situazione contabile e sono valutati non correttamente. Tale valutazione è stata sostenuta dalle agenzie di rating, che hanno inteso il re-bundling e la distribuzione dei rischi come modo per diversificare il rischio. Grazie a questi nuovi prodotti strutturati (CDO) si sono registrati rating migliori rispetto alle obbligazioni garantite da ipoteca. Questo modello di re-bundling e una migliore valutazione del rating sono stati considerati come una forma di “alchimia”(Benmelech & Dlugosz, 2009).

Questi strumenti promuovono in due modi l'assunzione di rischi: da un lato la mancanza di trasparenza dei CDO determina la sottovalutazione sistematica di rischi già assunti e dall'altro lato i CDO (come i CDS) consentono di liberarsi di alcuni rischi rivendendoli in pacchetto (si libera il bilancio dei crediti rischiosi).(Vorbach e Wixforth 2011).

Fonti

Benmelech, E. & Dlugosz, J. (2009): The alchemy of CDO credit ratings. Journal of monetary economics. Amsterdam : Elsevier, Vol. 56, 5, p. 617-634.

Rajan, R. (2010): Fault Lines. How Hidden Fractures Still Threaten the World Economy, Princeton University Press.

Sinn, H.-W. (2012): Finanzmärkte der Zukunft – Lehren aus der Finanzmarktkrise, in: Spitzley, K. (Hrsg.): Hochleistungsnetzwerk Deutschland – Wertschöpfung und Wohlstand für die Zukunft, Hamburg. S.229-250.

Vorbach, J. und Wixforth, S, (2011): Deregulierter Finanzmarkt – Mitverursacher der Krise in Europa, Paper zum Momentum Kongress, Hallstatt.

Strategie speculative

Algoritmi di speculazione computerizzata

Dando uno sguardo alle pratiche dei mercati dei capitali si dimostra che l'azione umana è sempre più sostituita da programmi automatizzati e computerizzati. Modelli programmati sono usati per trasferire denaro investito nel mercati dei capitali obbedendo a strategie predefinite. Tali modelli sono stati utilizzati alla fine degli anni Settanta (Ferraro et al 2005) e sono stati considerati una delle principali ragioni del crollo del mercato azionario americano del 1987. Al giorno d'oggi c'è una pletora di strategie di speculazione computerizzate - alcune sono costruite sulla base di proiezioni statistiche di dati passati o cercano di seguire l'andamento dei prezzi, mentre qualcuna si basa sui concetti delle teorie economiche, e altre semplicemente cercano di sfruttare le minime differenze di prezzo emettendo milioni di ordini al secondo (la cosiddetta "speculazione a iperfrequenza ")(Schulmeister 2009).

Il tratto comune questi modelli è che le parti interessate si sono creati un'idea di controllo che dipende principalmente dal livello di sofisticazione dell'algoritmo che viene utilizzato. Questo causa l'illusione di controllo, perché i modelli matematici sono del tutto incomprensibili per la maggior parte delle persone, ma trasmettono una senso di sicurezza. (Friedman und Friedman 2009) che incoraggia ulteriormente l'assunzione di rischi. Inoltre, l'utilizzazione di tali modelli è spesso legata alla sistematizzazione di un "comportamento del gregge" sul mercato dei capitali. Quindi, se molti operatori del mercato utilizzano i cosiddetti "trend-following pattern" che proiettano tendenze passate nel futuro (rafforzandoli), il fenomeno delle bolle non diventa un fenomeno straordinario, ma innato nel comportamento dei soggetti del mercato (De Long et al. 1990, Orrell 2012).

Fonti

de Long, J. B., Shleifer, A., Summers, L. H. und Waldmann, R. J. (1990): Positive Feedback Investment Strategies and Destabilizing Rational Speculation. Journal of Finance, 45(2). S.379–395.

Ferraro, F., Pfeffer, J. und Sutton, R. I. (2005): Economics Language and Assumptions: How Theories can become Self-Fulfilling. The Academy of Management Review, 30(1). S.8–24.

Friedman, H. und Friedman, L. (2009): The Global Financial Crisis of 2008: What Went Wrong?, Working paper, New York. Dl.: http://ssrn.com/abstract=1356193

Orrell, D. (2012): Economyths - how the science of comlex systems transforms economic thought. London: Icon.

Schulmeister, S. (2009): Der "Aufbau" der großen Krise durch "business as usual" auf Finanzmärkten, Vortrag auf der Jahrestagung der Keynes-Gesellschaft, Wien, 16. und 17.Februar 2009.

Economie offshore e paradisi fiscali

Economia offshore indica un vuoto giuridico che impone pochissime disposizioni di legge o di garanzie fiscali di capitali o beni. La base patrimoniale è la meno trasparente possibile con il proposito di evadere le tasse o di eludere alcuni regolamenti. Le destinazioni finali di questi flusso di denaro sono chiamati paradisi fiscali e regolamentari (Rixen 2009).

Una gara verso il basso

Indicatori di tali paradisi normativi sono la non divulgazione delle strutture di proprietà, la possibilità di eludere la vigilanza sui requisiti patrimoniali e le aliquote di riserva, nonché un blocco di accesso da parte delle autorità. In una valutazione dell' " indice di opacità fiscale", pubblicato dall' indipendente "Tax Justice Network" , la Svizzera è in testa seguita dalle Isole Cayman e il Lussemburgo. L'Austria è tra i capofila con il 17 ° posto. Tra questi paesi si è avviata una vera e propria gara su chi liberalizza di più al fine di attirare gli investitori. Un esempio di questo problema è la discussione sul segreto bancario che non è altro che un metodo di nascondere beni e riciclaggio di denaro, e che ha fatto guadagnare all' Austria la reputazione di paradiso fiscale. Dopo tutto, le economie offshore sono di grande praticità per proventi derivanti da attività criminali dato che garantiscono una totale non trasparenza degli assett (Schmidt 2012). Le stime ritengono che, per la sola Germania, gli assett sottratti alla tassazione e nascosti in paradisi fiscali si attestano tra i 150 e 300 miliardi di euro - denaro che non è né tassato né speso o consumato nel paese di origine (Unger 2013).

Un grande business dietro le quinte

I Paradisi fiscali hanno stretti legami con il sistema delle banche conduit, che tecnicamente comprende tutte le società finanziarie che danno prestiti o garanzie di credito senza essere vincolate alla normativa bancaria. Alcune di esse sono state fondate da banche comuni come enti separati (fondi, società commerciali, etc.) al fine di vendere nuovi prodotti finanziari nel miglior modo possibile. Il vantaggio sta nel fatto che queste banche conduit non sono vincolate dalla normativa bancaria e possono operare senza riserve minime. Inoltre, la maggior parte delle banche conduit sono situate in paradisi fiscali e pertanto non sono considerate come parte della loro società madre nel controllo di quest'ultima, anche se vi è una stretta relazione riguardo i rischi assunti (Ötsch, 2012). Le conseguenze di questo vasto sviluppo sono state, infatti, che le passività delle banche conduit già nel 1995 superavano quelle del settore bancario regolare e sono più che raddoppiate tra il 2002 e il 2010 a 46 miliardi di euro, secondo i dati forniti dalle relazioni annuali della Financial Stability Board e Tax Justice Network (Henry 2012). Le somme indicate sono basate su stime in quanto i movimenti di capitali sono solo in parte verificabili. Tuttavia, è certo che il numero di casi ignoti di fondi circolanti nel sistema bancario conduit è notevolmente superiore.

Le dimensioni del sistema bancario conduit comporta una serie di implicazioni economiche rilevanti per l'emergere della crisi. Lo spazio extralegale delle economie off-shore promuove le innovazioni finanziarie aumenta la probabilità di bolleper gli enormi volumi di capitale che gestisce. Alla fine, tutto questo capitale è stato raccolto e portato sul mercato dei capitali "tax free", fatto che, in combinazione con altri fattori (come intensità speculativa maggiore o speculazione computerizzata)), porta ad un surriscaldamento sistematico dei mercati dei capitali.

Fonti

Financial Stability Board (2011): Shadow Banking: Strengthening Oversight and Regulation, Recommendations of the Financial Stability Board.

Henry, J. S. (2012): The Price of Offshore Revisited, Tax Justice Network.

Ötsch, S. (2012): Die Normalität der Ausnahme: Finanzoasen als Parallelökonomie von Eliten und die ausbleibende Regulierung, Momentum Quarterly 1/2012. S.27-44.

Rixen, T. (2009): Paradiese in der Krise. Transparenz und neue Regeln für Steuer- und Regulierungsoasen. In: Heinrich Böll Stiftung (Hrsg.): Band 4 der Reihe Wirtschaft und Soziales, Berlin.

Unger, B. (2013): Wir sollten in Europa anfangen. Interview, Böckler Impuls 7/2013, Düsseldorf.

Schmidt, M. (2012): Regulierungsoasen und Schattenbanken, WISO 35(2), Linz. S.103-118.

Distribuzione iniqua

Negli ultimi 30 anni, il divario tra ricchi e poveri si è ampliato. La distribuzione della ricchezza è diventata ancora più iniqua - ci sono pochi che possiedono sempre di più e molti che semplicemente” tirano avanti”.

Pochi possiedono sempre di più

Questa polarizzazione è anche una delle cause principali della crisi finanziaria ed economica. La quota dei salari in media è diminuita del 10 per % negli ultimi 30 anni in quasi tutti i paesi industrializzati. Allo stesso tempo, la quantità di capitale e le plusvalenze sono aumentate della stessa proporzione. Questo sviluppo ha portato ad una concentrazione della ricchezza nelle mani di un piccolo segmento della popolazione. Per esempio in Austria, il 10 % più ricco detiene oltre il 60 % della totalità degli assett (Csóka 2011). Un quadro analogo si può vedere mediamente in tutta l'Eurozona. Il 20% più ricco della popolazione possiede il 67,7% della ricchezza netta, mentre il 60% più povero ne possiede solo il 12% (BCE 2013).

Distribuzione degli asset in Austria sulla base dei dati dell'indagine sugli asset finanziari (OeNB 2004) e l'indagine sugli immobili, (OeNB 2008).

Il trend della quota di profitto lordo e della quota dei salari mostra che, negli ultimi 30 anni, vi è stato un processo di redistribuzione dal basso verso l'alto. Il reddito nazionale acquisito è ogni ripartito maggiormente tra quelle persone la cui performance ha gettato le basi per la crescita economica.

La base ampia si sta perdendo

La quota dei salari che si contrae non solo provoca una distribuzione ineguale delle risorse ma colpisce anche i consumi, perché i precettori di redditi medio-bassi devono utilizzare la maggior parte del loro reddito per coprire i costi, risparmiare e quindi indebitarsi se i redditi ristagnano. Il consumo addizionale di beni di lusso per i ricchi non compensa le perdite della maggioranza. I cittadini ricchi usano grandi parti del loro patrimonio per la speculazione. Questo mostra come un distribuzione iniqua dei beni e dei redditi contrae la domanda interna se le famiglie non accettano di indebitarsi ulteriormente (Marterbauer 2011).

Quota dei salari e dei profitti lordi in Austria basata sui dati della Commissione UE, Ameco-DB, AK-Wien, (Schlager 2012)

Chi guadagna di più?

Ma c'è anche una disparità crescente tra coloro che guadagnano un reddito da lavoro. L' 1 % più alto dei percettori di reddito negli Stati Uniti riceve il 20 % di tutti i redditi (Atkinson et al. 2009). Negli anni Settanta questo valore era al di sotto del 10 %. Lo stesso trend può essere osservato in Europa, la quota dei percettori di redditi più elevati continua a crescere mentre i redditi delle classi medio-basse si contraggono o, nel migliore dei casi, semplicemente ristagnano (Altzinger et al 2011, 2012, 2007 Atkinson.).

Un' altra causa della distribuzione ineguale è la politica fiscale. Negli ultimi decenni, redditi , capitali e asset elevati sono stati esentati dalle tasse in più fasi. La liberalizzazione del mercato dei capitali, nonché la mobilità dei capitali e la presenza dei paradisi fiscali internazionali hanno generato una concorrenza fiscale globale. Come risultato di questo tendenza, una gran parte delle entrate fiscali deriva da redditi e consumi, mentre proventi da assett, operazioni finanziarie e altri tipi di reddito improduttivo contribuiscono meno alla comunità (Eder 2012).

Fonti

Altzinger, W., Berka, C., Humer, S. und Moser, M. (2011): Die langfristige Entwicklung der Einkommenskonzentration in Österreich, 1957-2008 – Teil I. Wirtschaft und Gesellschaft, 37(4). S.513-530.

Altzinger, W., Berka, C., Humer, S. und Moser, M. (2012): Die langfristige Entwicklung der Einkommenskonzentration in Österreich, 1957-2008 - Teil II. Wirtschaft und Gesellschaft, 38(1). S.77-102.

Atkinson, A. (2007): The distribution of earnings in OECD countries. International Labour Review, 146(1). S.41-60.

Atkinson, A., Piketty, T. und Saez, E. (2009): Top incomes in the long run of history. Journal of Economic Literature, 49(1). S.3–71.

Csoka, B. (2011): Verteilung der privaten Vermögen in Österreich. WISO, 34(4). S.77-94.

ECB (2013): The Eurosystem Household Finance and Consumption Survey: Results From the First Wave. Statistics Paper Series, Nr. 2, April 2013.

Eder, M. (2012): Vermögensbezogene Steuern: Sozial gerechte Steuerreform oder Klassenkampf und Enteignung? WISO 35(2). S.81-102.

Marterbauer, M. (2011): Zahlen bitte! Die Kosten der Krise tragen wir alle, Wien.

Schlager, C. (2012): Wer oder Was ist schuld an unseren Schulden und wer zahlt?, Präsentation Tagung Wege aus der Krise, Wien, 11.Mai 2012.

Speculazione e ricerca della rendita

Visto che grandi fortune sono concentrate nelle mani di una minoranza della popolazione, è urgente investire dette fortune dato che le necessità basiche dei ricchi sono in gran parte soddisfatte. Per il consumo quotidiano di beni e servizi, è necessaria solo una piccola parte del reddito. La maggior parte viene utilizzata per aumento di capitale, una tendenza che viene ulteriormente rafforzata dal mercato dei capitali liberi e da nuovi prodotti finanziari.

L'orientamento dell' economia degli investimenti è quindi soggetto a uno spostamento d'asse da prodotti economici reali verso operazioni finanziarie speculative (Boyer 2000). La possibilità di realizzare rendimenti superiori senza investimenti reali spinge il focus del business e lo sforzo all'innovazione verso la finanza, con la conseguenza che gli investimenti importanti e necessari per economia reale non sono più effettuati causandone un indebolimento (Schulmeister 2010).

Boom of Derivati

L'abbandono della produzione economica reale per una finanziarizzazione dell'economia è testimoniato dalla crescita del movimento del capitale internazionale . Le negoziazioni di strumenti derivati si sono moltiplicate superando il PIL mondiale negli ultimi decenni. Al momento, il valore dei derivati scambiati è pari a circa 40 volte il PIL mondiale (Schulmeister 2012a).

Volume degli scambi di titoli in rapporto al PIL mondiale (Schulmeister 2012b).

Uno dei principali scopi associato agli strumenti derivati è la ricerca della rendita .Questo termine descrive il fenomeno che si verifica nel caso in cui si ottiene un guadagno mediante l'acquisizione di una rendita economica che non richiede alcuna prestazione per raggiungerla. Questi tipi di operazioni cercano di ridistribuire la ricchezza presente. In origine, questo termine è stato associato agli affitti e alle locazione che non si basano su una performance svolta. Attualmente questo termine viene applicato ad una moltitudine di altri fenomeni economici (Stiglitz 2012).

Fonti

Boyer, R. (2000): Is a finance-led growth regime a viable alternative to fordism – a preliminary analysis. Economy and Society, 29(1). S.111-145.

Schulmeister, S. (2010): Mitten in der großen Krise – ein „New Deal“ für Europa. Picus-Verlag, Wien.

Schulmeister, S. (2012a): Vorsorgende oder vor-sorgende Wirtschaft. In: Egner, H. und Schmid, M. (Hrsg.): Wissenschaft in einer vorsorgenden Gesellschaft, München.

Schulmeister, S. (2012b): Präsentation am Transformationskongress, Berlin, 8. Juni 2012.

Stiglitz, J. (2012): The price of inequality- How today´s divided society endangers our future. New York: Norton.

Debito bancario crescente

La polarizzazione della distribuzione del reddito riduce sistematicamente la capacità di accumulare risparmi per la maggior parte della popolazione. Le famiglie a reddito medio-basso spendono la maggior parte del loro reddito per la copertura delle loro spese fisse di vita. L'utilizzo dell' assistenza sanitaria, i servizi educativi e abitativi devono essere finanziati con prestiti (come negli USA) perché il risparmio non può più coprire i costi (Hein e Truger 2010).

Risparmio privato e finanziamento del credito dei redditi delle famiglie negli Stati Uniti in percentuale del reddito disponibile. (IMK 2009)

Vivere una vita a credito

Il diagramma mostra lo sviluppo del debito e risparmio nelle famiglie americane. Dagli anni Sessanta alla metà degli anni Ottanta, il tasso di risparmio è cresciuto costantemente da circa l' 8 al 10 % e da questo momento è rapidamente sceso a circa il 2 % del reddito. L'indebitamento ha subito uno sviluppo speculare dato che c'è stata una inversione di tendenza a metà degli anni Ottanta e l'accumulo di debito ha cominciato ad aumentare dal 40 % fino al picco del 130 % nel 2008 (Marterbauer 2011). Il diagramma spiega come la mancanza di reddito viene compensata con l'aumento del debito. Le famiglie cercano di mantenere lo stesso livello di consumi e di tenore di vita richiedendo prestiti. Ciò si traduce in un eccessivo indebitamento delle famiglie e in un aumento del rischio dei crediti inesigibili che non possono essere più rimborsati. Una tale tendenza è piuttosto probabile in caso di bolle di prezzi sui mercati immobiliari (come avvenuto negli Stati Uniti o in Spagna). Tale bolla aumenta in modo significativo la propensione ad assumersi rischi sia per i debitori che per i creditori in quanto ci si aspetta un aumento continuo delle rispettive proprietà.

Fonti

Hein, E. und Truger, A. (2010): Krise des finanzdominierten Kapitalismus – Plädoyer für einen keynesianischen New Deal für Europa und die Weltwirtschaft. In: Wirtschaft und Gesellschaft, 36(4). S.481-517.

IMK (2009): Von der Finanzkrise zur Weltwirtschaftskrise (III), IMK-Report Nr.41, Düsseldorf.

Marterbauer, Markus (2011): Zahlen bitte! Die Kosten der Krise tragen wir alle, Wien.

Domanda stagnante

Per la maggior parte della popolazione, il lavoro è l'unica opzione per guadagnare un reddito e, perciò è il fattore che determina per la quantità di denaro disponibile per il consumo. La domanda interna di beni e servizi è per la maggior parte determinata dal reddito disponibile della popolazione. Se i salari sono una delle cause della contrazione del reddito totale, le famiglie possono scegliere di ridurre il loro consumo o aumentare il debito. La contrazione dei salari è evidente in tutti i paesi industriali occidentali e di conseguenza l'entità dei consumi privati, non prendendo in considerazione il debito, è in flessione. Fanno eccezione i paesi che hanno sperimentato una domanda interna costituita principalmente da crediti (Stati Uniti d'America, Gran Bretagna, Irlanda e Spagna) (Bofinger 2006).

Quota dei salari sul reddito complessivo in percentuale (elaborazione propria, fonte: Ameco 2013

La contrazione dei consumi interni generalmente si traduce in condizioni di scarsa domanda di beni e servizi, che, a sua volta, si traduce in un' eccedenza produttiva e tagli nelle aziende che devono affrontare licenziamenti e minori investimenti. Tassi di disoccupazione più elevati contraggono ulteriormente i consumi privati, causando una diminuzione delle entrate e l'aumento delle spese per i bilanci nazionali.

Le esportazioni come una via d'uscita?

Un modo per sfuggire a questa spirale negativa è la vendita all'estero di beni e servizi prodotti , rivolgendosi verso un' economia orientata alle esportazioni e accettare quindi uno squilibrio commerciale. In questo modo una mancanza di domanda interna è compensata da una maggiore domanda estera. Il problema però è semplicemente spostato verso i paesi importatori, in quanto, in questi paesi, i prodotti nazionali vengono scalzati via dal mercato e si perdono posti di lavoro. Se la mancanza di domanda interna è compensata dalle esportazioni, si sposta solamente la disoccupazione all'estero (Stockhammer 2011).

Fonti

Ameco (Annual macro-economic database) (2013): Adjusted wage share as percentage of GDP at current factor cost, Abgerufen am 04. Juni 2013.

Bofinger, P. (2006): Wir sind besser als wir glauben. Wohlstand für alle, Hamburg.

Stockhammer, E. (2011): Von der Verteilungs- zur Wirtschaftskrise: Die Rolle der zunehmenden Polarisierung als strukturelle Ursache der Finanz- und Wirtschaftskrise, Studie für die Arbeiterkammer Wien.

Prestiti cattivi

La concessione di crediti è di solito determinata dalla solvibilità del debitore. Se il rischio di mancato pagamento è elevato, i tassi di interesse sono alti o vengono richiesti a garanzia altri beni quali immobili . La valutazione di queste garanzie si basa sul loro valore di mercato e spetta alla singola banca e alla sua valutazione del rischio decidere i valori di mercato e potenziali proventi corrispondenti. I crediti sono dichiarati "cattivi" quando il rimborso non è più possibile e la collateralizzazione non è sufficiente a coprire l'intera somma o non è stata prevista del tutto (Altvater 2010).

Fiducia malriposta

In vista della crisi c'è stata una tendenza ad eludere una valutazione realistica dei rischi del credito bancario. Da un lato, le innovazioni finanziarie hanno avuto successo nell'assicurare e praticare bundling dei crediti e nel nascondere così i rischi reali. Dall' altra parte, la valutazione dei trend futuri era costantemente positiva. Queste opzioni rischiose hanno fanno si che il credito bancario si orientasse prevalentemente su un' impennata dei prezzi. Non si sono più effettuati controlli del credito (Schulmeister 2009). Questo tipo di prestiti bancari ("mutui Ninja") più i nuovi prodotti finanziari hanno favorito la formazione delle bolle sui mercati immobiliari di Stati Uniti e in Spagna. (Marcuse 2008 o Friedman & Friedman 2009). Questa fiducia malriposta non solo è stata alimentata dai prestiti diretti, ma anche dall' uso di innovazioni finanziarie come CDO o CDS. Gli agenti finanziari erano convinti fermamente che questi nuovi prodotti sarebbero stati in grado di distribuire completamente il rischio in modo tale da ridurlo. Alla fine, l'accumulo di questo enorme sovraindebitamento e lo scoppio della bolla ha reso necessario il salvataggio delle banche più grande di tutti i tempi.

Fonti

Altvater, E. (2010): Der große Krach. Oder die Jahrhundertkrise von Wirtschaft und Finanzen von Politik und Natur. Münster.

Friedman, H. und Friedman, L. (2009): The Global Financial Crisis of 2008: What Went Wrong?, Working paper, New York.

Marcuse, P. (2008): Ein anderer Blick auf die Subprime Krise. ProKla: Zeitschrift für kritische Sozialwissenschaft, 38(4). S.561-568.

Schulmeister, S. (2009): Der "Aufbau" der großen Krise durch "business as usual" auf Finanzmärkten, Vortrag auf der Jahrestagung der Keynes-Gesellschaft, Wien, 16. und 17.Februar 2009.

Meno investimenti nell' economia reale

Un'economia fiorente ha bisogno di consumatori solventi e di imprenditori felici di investire. Negli ultimi anni, soprattutto nell'Europa centrale, i salari hanno ristagnato e il potere d'acquisto è diminuito. Il ricorso a debiti privati al fine di compensare le perdite di reddito sarebbe utile solo per un periodo di tempo limitato. Questo può funzionare solo se si prevede che i salari aumentino nel prossimo futuro, in modo che l'onere supplementare degli interessi possa essere pagato. Solo allora la domanda interna potrebbe stabilizzarsi in modo permanente anche in caso di diminuzione dei salari (Flassbeck 2010).

Ricchezza reale e finanziaria delle società di capitali in Germania (Schulmeister 2012)

Le imprese come "giocolieri finanziari"

La diminuzione degli acquisti influenza la propensione degli imprenditori ad investire. I competitor dell'economica reale cioè la speculazione e nuovi prodotti finanziari sono diventati sempre più interessanti opportunità di investimento, perché promettono alto rendimento e sono più flessibili rispetto agli investimenti in edifici industriali o macchinari. Dal lato imprenditoriale si è verificato uno spostamento dell’asse dalla produzione reale agli investimenti finanziari e speculativi. Dal 1990 vi è stato un continuo, notevole calo dell'attività economica reale. Allo stesso tempo la partecipazione finanziaria e patrimoniale sono notevolmente aumentate (Cetkovic e Stockhammer 2010).

Se, in situazioni come questa, lo Stato taglia investimenti pubblici come l'istruzione, le infrastrutture e la salute (come richiesto ai paesi dell'Europa meridionale da FMI, BCE e commissione UE ), le conseguenze sono le stesse e il potere di acquisto e la domanda si riducono mentre ci si trova di fonte all'aumento dei tassi di disoccupazione. Questo è ciò che rafforza ulteriormente la spirale negativa, un aumento della disoccupazione porta a ulteriori perdite di entrate e un aumento delle spese nei bilanci nazionali (Krugman 2012).

Fonti

Cetkovic, P. und Stockhammer, E. (2010): Finanzialisierung und Investitionsverhalten von Industrie-Aktiengesellschaften in Österreich. Wirtschaft und Gesellschaft, 36(4). S.453-479.

Flassbeck, H. (2010): Die Marktwirtschaft des 21. Jahrhunderts, Frankfurt/Main.

Krugman, P. (2012): Vergesst die Krise. Warum wir jetzt Geld ausgeben müssen, Frankfurt/Main.

Schulmeister, S. (2012): Die 2010er-Jahre – ein Jahrzehnt der Depression?, Präsentation bei der Tagung von Kautsky-Kreis und Kocheler Kreis, Berlin, 29.Juni 2012.

Difficoltà finanziarie delle Nazioni

Per colpa della stagnazione della domanda interna e bassi investimenti nell'economia reale diminuiscono le entrate fiscali dato che vengono pagate meno tasse e oneri sociali che va per l'imposta sui salari, sul reddito delle società e imposta di consumo. Una ridotta propensione ad investire significa meno posti di lavoro e maggiore spesa sociale in particolare per la disoccupazione o per il lavoro a tempo ridotto (Reiner 2011or Marterbauer 2012). La perdita di entrate da sola costituisce il 50 % delle spese relative alla crisi dei paesi del G20 che si traduce in un grande aumento deficit nazionale.

Cause dell'aumento del debito pubblico nei paesi del G20 nel periodo 2008-2015, 39 % del PIL, FMI(Schlager 2012)

Iniqua distribuzione e sue ripercussioni

Queste pesanti implicazioni sul bilancio nazionale, sono il risultato immediato di un’ iniqua distribuzione della ricchezza che, se contrastata, porterebbe ad un aumento della domanda interna. Se la percentuale più abbiente dei lavoratori americani, che guadagna circa il 20 % del reddito collettivo, guadagnasse solo il 15 % e il risparmio fosse ridistribuito ai redditi medio-bassi , la domanda interna aumenterebbe subito di un punto percentuale . Minore propensione al risparmi provoca più consumi e quindi una spinta sull'economia reale. La domanda globale aumenterebbe di circa due punti percentuali e la disoccupazione diminuirebbe (Stiglitz 2012). Entrambi gli effetti determinerebbero un effetto positivo sul bilancio nazionale visto che il gettito fiscale aumenterebbe , mentre la spesa sociale e trasferimenti si contrarrebbero (Crotty 2012).

Come già visto, una recessione economica mette in moto una serie di effetti di auto-intensificazione e carica le nationi e i rispettivi bilanci di ulteriore pressione. Per colpa dei pacchetti di stimolo economico e i salvataggi bancari, il debito pubblico è aumentato richiedendo necessariamente maggiori pagamenti per interessi annuali. Allo stesso tempo, il merito creditizio di questi stati è stato abbassato, le spese per interessi per il nuovo debito nazionale sono cresciute con l’effetto di ostacolare, ancora una volta, lo sviluppo del bilancio (Bieling 2011).

Fonti

Crotty, J. (2012): The great austerity war: what caused the US deficit crisis and who should pay to fix it? Cambridge Journal of Economics, 36. S.79–104.

Marterbauer, M. (2012): Keynesianische Budgetpolitik unter neuen Rahmenbedingungen. Offensive Antworten auf Finanzkrise und Staatsschuldenkrise, Kurswechsel, 1/2012. S.11-22.

Reiner, S. (2011): Gutes Leben und gute Arbeit weggespart. ProKla, Zeitschrift für kritische Sozialwissenschaft, 41(2). S.213-230.

Schlager, C. (2012): Wer oder Was ist schuld an unseren Schulden und wer zahlt?, Präsentation Tagung Wege aus der Krise, Wien, 11. Mai 2012.

Stiglitz, J. (2012): The price of inequality - How todays divided society endangers our future. New York: Norton.

Bolle sui mercati del capitale

Una maggiore attività sul mercato del capitale alimenta la ricerca di nuove forme di investimento e rendimenti sempre più alti, i nuovi prodotti finanziari e le grandi somme di capitali pronte per essere investite contribuiscono a questa tendenza.

Di solito è sempre lo stesso schema che favorisce il verificarsi di bolle. Il cosiddetto "comportamento del gregge" viene in essere quando molti investitori seguono la stessa strategia. L'impennata dei prezzi delle azioni attirano tradizionalmente nuovi acquirenti, causando aumenti dei prezzi e aspettative positive, che a loro volta attirano nuovi acquirenti. Questo è il meccanismo per cui i mercati si "surriscaldamento", il che significa che i beni o le azioni scambiati sono valutati significativamente di più di quello che effettivamente dovrebbero. Dopo aver raggiunto un certo livello, le negoziazioni si chiudono e il prezzo delle azioni precipita facendo scoppiare la bolla (Kindleberger 1978, Shiller 2006). La sistematizzazione unilaterale e la tecnologizzazione dei modelli comportamentali dell'economia finanziaria non contrasta questa tendenza, ma al contrario ha ampiamente reso automatica l'applicazione di simili strategie (Orrell 2012).

Dalla spirale alla bolla

Le bolle immobiliari in America e Spagna hanno registrato un andamento simile. Le norme per la concessione dei prestiti sono state continuamente mitigate, aspettandosi che i prezzi delle case potessero salire ulteriormente. Gran parte della popolazione era in grado di richiedere prestiti che non avrebbe mai potuto ripagare. L'unica certezza era il prezzo sempre crescente delle case. Questi rischi sono stati nascosti e occultati grazie ai nuovi prodotti finanziari (CDS, CDO), con la promessa di un rischio comune più basso per gli investitori. La domanda di immobili è salita bruscamente a causa della facile bancabilità e i prezzi delle case sono aumentati ulteriormente. Questo ha innescato una spirale: i prestiti concessi sembravano essere finanziabili ancora più facilmente e altri prestiti sono stati concessi in condizioni più favorevoli rispetto all' aumento dei prezzi immobiliari. Ciò ha determinato una totale sopravvalutazione dei beni immobili e ha causato la bolla. Quest’ultima è scoppiata quando il sistema finanziario è venuto a conoscenza che un numero sempre maggiore di proprietari immobiliari non era più in grado di pagare le rate, e le vendite forzate hanno rivelato che i prestiti non potevano essere convertiti in denaro, come era stato previsto al momento del credito ( Marterbauer 2011).

L'evoluzione dei prezzi sul mercato immobiliare americano (Standard & Poor´s: American Real Estate Price Index. 8/2010; Shiller 2006, Standard & Poors 2010)

Le perdite di singole banche si sono trasferite molto velocemente su altri istituti di credito e in modo tale sull'intero sistema bancario. Tale effetto a cascata dipende dal rifinanziamento interdipendente tra le banche. Dato che queste banche sono strettamente interconnesse tra loro, nasce una grande incertezza sulla misura in cui potrebbero essere colpite da altre banche in difficoltà (Caballero & Simsek 2011). Lo scoppio della bolla crea carenze di liquidità, costringe le singole banche a liquidare prestiti a breve termine aumentando così la pressione sulle altre banche affinché vendano gli assett. Questa reazione a catena si concentra principalmente su alcune categorie di assett come i CDO e conduce a drammatiche cadute di prezzo ("Fire Sales") e ulteriori perdite nei bilanci delle banche.

La bolla è stata fatale in quanto, a differenza delle bolle precedenti, non ha riguardato solo un numero limitato di aziende e investitori ma milioni di persone che hanno dovuto improvvisamente affrontare l'insolvenza e rimanere senza nulla in virtù della conseguente crisi economica che ha creato disoccupazione. Molti prestiti non esigibili hanno richiesto in ultima istanza enormi salvataggida parte delle banche pubbliche.

Fonti

Caballero, R. & Simsek, A. (2011): Fire Sales in a Model of Complexity. Working Paper, National Bureau of Economic Research, March 14 2011, 1-41.

Kindleberger, C.P. (1978): Manias, Panics and Crashes. London: Macmillan.

Marterbauer, M. (2011): Zahlen bitte! Die Kosten der Krise tragen wir alle. Wien.

Orrell, D. (2012): Economyths - how the science of comlex systems transforms economic thought. London: Icon.

Shiller, R.J. (2006): Irrational Exuberance. Crown Business.

Stiglitz, J. (2012): The price of inequality- How today´s divided society endangers our future. New York: Norton.

Standard & Poor´s (2010): Case-Shiller Home Price Index, Amerikanischer Immobilienpreisindex.

Salvataggio delle banche

A causa della scoppio della bolla immobiliare e la crisi economica, le banche hanno affrontando enormi difficoltà di rifinanziamento. Molti dei prodotti finanziari presumibilmente sicuri (CDS, CDO) sono diventati inesigibili. Per di più i valori hanno subito un deprezzamento significativo causando una perdita massiccia specialmente con le società veicolo (special-purpose entities) che hanno transato queste operazioni. A causa del loro stretto legame con le banche commerciali il rischio è stato trasferito a queste ultime (Liebert et al. 2012). Il secondo aspetto, riguardante la valutazione del rischio da parte delle banche, è che molti prestiti sono stati concessi senza assicurazioni adeguate e non garantiti da capitale sufficiente. Allo scoppio della crisi molti prestiti non potevano essere ripagati, fenomeno che ha portato a perdite dal lato delle banche. La diminuzione di liquidità sul mercato e una mancanza di capitale liquido ha minato la fiducia nel settore finanziario e i paesi hanno dovuto sborsare ingenti somme per far si che il sistema finanziario non crollasse e per far si che le banche potessero continuare a operare (Schulmeister 2009).

estensione degli aiuti al settore finanziario in percentuale sul PIL UE27 totale PIL: 4506.47 miliardi di Euro (elaborazione propria, fonte: EU Commission 2012)

La ragione che ha reso necessario il salvataggio delle grandi banche è la loro cosiddetta rilevanza sistemica. Le banche sono considerate rilevanti per il sistema dato che le connessioni nazionali e internazionali con il settore delle imprese è così intenso che un fallimento di queste banche avrebbe inestimabili gravi conseguenze per l'intera economia. La rilevanza sistemica è accentuata dal fatto che la crescente importanza delle imprese ha reso il credito bancario ancora più importante per l'economia (Busch 2012).

Chi sostiene i costi?

Per l'intera Europa il sostegno alle istituzioni finanziarie ammonta al 5,2 % del PIL e ciò ha conseguentemente fatto crescere il rapporto debito/PIL. I debiti sono aumentate di 670 miliardi di euro dovuti unicamente al salvataggio e al supporto continuo di banche deboli (Standard, 22 aprile 2013). Il salvataggio delle banche richiede maggiore indebitamento, nonché spese per interesse più elevate nel bilancio corrente aumentando così la pressione sui paesi. Uno degli strumenti di salvataggio delle banche è stata la creazione di "bad banks" da parte dei governi nazionali o dalle banche stesse. Le Bad banks hanno lo scopo di immagazzinare assett soggetti a perdita e consentire in tal modo alle banche di riordinare i bilanci. Gli assett della sola bad bank della fallita immobiliare tedesca Hypo Real Estate si ipotizza ammontino a 125 miliardi di euro. In Europa si stima che assett per circa 1 trilione di euro siano stati immagazzinati in Bad Banks (Assia 2013 Non è chiaro quali perdite si genereranno da queste Bad banks e come si arriverà a una stabilizzazione delle banche nel futuro. I rischi nascosti per i contribuenti collegati al settore bancario sono argomenti chiave per la classificazione del merito di credito dei paesi europei da parte delle agenzie di rating che ha portato al declassamento di molti paesi con un settore bancario molto esteso.

Fonti

Busch, U. (2012): Zur Rolle der „Finanzindustrie“ in Wirtschaft und Gesellschaft, Sitzungsberichte der Leibniz-Sozietät der Wissenschaften zu Berlin, 113/2012, S.47-66.

Hesse, M. (2013): Auf der Kippe. Der SPIEGEL, 17/2013, 22.04.2013, S.74.

Liebert, N., Ötsch, S. und Troost, A. (2012): Der graue Markt der Schattenbanken. Blätter für deutsche und internationale Politik, 6/2012. S.83-90.

Schulmeister, S. (2009): Der "Aufbau" der großen Krise durch "business as usual" auf Finanzmärkten, Vortrag auf der Jahrestagung der Keynes-Gesellschaft, Wien, 16. und 17.Februar 2009.

Crisi del debito nazionale

Al giorno d'oggi, la crisi finanziaria è considerata per lo più come "crisi nazionale del debito" dato che i debiti delle nazioni sono notevolmente aumentati rispetto alla loro performance economica (PNL). E’ importante, quindi, dare uno sguardo più da vicino alle ragioni di questo aumento. La combinazione tra la diminuzione delle entrate del governo e l'aumento delle spese per sostenere la congiuntura e per mettere in atto salvataggi bancari sono le ragioni principali delle difficoltà finanziarie degli stati (Flassbeck 2012). Il trend del debito nazionale dall'inizio della crisi è illustrata nel grafico seguente.

Quote del debito a confronto ( elaborazione propria, fonte : Eurostat 2013)

Rispetto alla performance economica, il debito nazionale era in calo in tutta la zona euro fino allo scoppio della crisi. E' stato dopo la crisi e le conseguenti perdite fiscali e i pacchetti di salvataggio, che i bilanci nazionali europei hanno sperimentato un massiccio aumento del debito. Ci sono stati tentativi da parte di entità economico-politiche di contrastare la spirale macroeconomica discendente . Il debito addizionale combinato con i dati economici negativi ha causato, in particolare nei paesi europei del Sud, una perdita di rating che ha colpito il tasso di interesse necessario per il rifinanziamento dei bilanci nazionali.

Se la recessione in Europa meridionale continuasse, i bilanci nazionali verrebbero ulteriormente indeboliti dalla perdite fiscali correnti e dalla spesa sociale. Se in una situazione come questa, la manovra finanziaria venisse ulteriormente limitata (come richiesto dal patto fiscale), la domanda potrebbe non essere stimolata in misura adeguata. La dinamica discendente si accelererebbe ulteriormente e gli sforzi finanziari delle nazioni colpite diventerebbero sempre più pesanti (Stiglitz 2012).

Fonti

Eurostat Datenbank (2013): Vierteljährlicher öffentlicher Schuldenstand, , Abgerufen am 06. Juni 2013.

Flassbeck, H. (2012): Zehn Mythen der Krise, Berlin.

Stiglitz, J. (2012): The price of inequality - How todays divided society endangers our future. New York: Norton.

Disparità internazionale

In origine, la realizzazione dell'unione economica e monetaria europea è stata alimentata dalla speranza che una profonda integrazione economica avrebbe anche promosso il consolidamento politico nel continente europeo. Al giorno d'oggi, stiamo sperimentando il contrario in quanto la materia economica è spesso utilizzati per mettere in discussione la legittimità e la significatività dell’ integrazione europea o si cerca diattaccare alcuni paesi membri. Sembra come se il grado in cui l'Unione europea si è integrata economicamente sia piuttosto causa della separazione (Fisahn 2012). Ma come è potuto iniziare una tendenza di questo tipo??

Difetti costruttivi fatali

Una risposta a questa domanda risiede nella costruzione dell'unione monetaria europea. Una moneta comune richiede un certo accordo economico per poter lavorare bene. Questo è stato considerato solo in parte durante l' implementazione; dopo tutto, il "patto di stabilità" (PSC) avrebbe dovuto sottoporre le spese nazionali dei paesi membri a regole comuni di disciplina di bilancio. Paesi come Spagna e Portogallo sono stati messi alla gogna per i loro deficit di bilancio, nonostante abbiano soddisfatto i requisiti del PSC prima della crisi, mentre paesi come Germania, Francia e Regno Unito non li hanno soddisfatti mettendo in atto ripetute violazioni. Questo dimostra che ci sono stati gravi errori nell’attuazione del PSC come accordo transnazionale. Una di queste zone grigie è la questione degli squilibri commerciali internazionali che attualmente costituiscono un banco di prova per l'UE. Simili squilibri commerciali all'interno di un'unione monetaria aumentano automaticamente il debito estero (Horn et al 2009), se non verranno volutamente ridotti, un mucchio di debiti privati e pubblici emergerà - ed i politici non avranno i mezzi per contrastare questa tendenza.

Un'unione monetaria può quindi solo funzionare, se tutti i paesi coinvolti si attengono a regole comuni. Molto più importante di carenti regole severe (come il PSC) è il coordinamento di uno sviluppo congiunto dei prezzi dal momento che la moneta comune fissa i tassi di cambio tra i paesi e perciò non vi è più alcuna possibilità di correggere l'andamento dei prezzi attraverso l'apprezzamento o la svalutazione (Mentel & Schäfer 2012). Tuttavia, se i prezzi in un paese crescono più rapidamente che in un altro, le importazioni di quest'ultimo paese aumentano (diventano più economiche in proporzione) e le esportazioni diminuiscono (diventano più costose in proporzione), si verificano squilibri commerciali e il debito estero cresce perché le importazioni nette aggiuntivi devono essere finanziato con i crediti esteri.

Rapporto tra lo sviluppo dei salari e dei prezzi (Flassbeck 2012)

Il fattore decisivo per uno sviluppo coordinato dei prezzi è il salario, che si esprime attraverso lo sviluppo dei costi unitari del lavoro, il che significa salario per lavoratore diviso per il PIL per lavoratore, in confronto ai prezzi. Entrambi i fattori sono confrontati nello schema (Flassbeck 2012). Così tra le altre cose l'Europa manca di una politica coordinata sui salari.

Fonti

Fisahn, A. (2012): Den Stier das Tanzen lehren? Europa vor neuen Herausforderungen, ProKla, Zeitschrift für kritische Sozialwissenschaft, 42(3). S.357-376.

Flassbeck, H. (2012): Zehn Mythen der Krise, Berlin.

Horn, G., Joebges H. und Zwiener, R.(2009): Von der Finanzkrise zur Weltwirtschaftskrise (II) Globale Ungleichgewichte: Ursache der Krise und Auswegstrategien für Deutschland, IMK Report Nr.40, Düsseldorf.

Mentel, L. und Schäfer, A. (2012): Die Währungsunion in der Krise. Wieso wir nur gemeinsam wieder herauskommen, Friedrich Ebert Stiftung, Berlin.

Squilibri commerciali nell'Unione Europea

Dopo la fondazione dell'Unione monetaria europea è stato fissato un tasso di inflazione obbiettivo al di sotto del 2 % annuo per l'intera zona euro. Tuttavia, le economie europee si sono discostate da quello programmato, in modo sistematico e in direzioni diverse. Il 2 % che avrebbe dovuto impedire un allontanamento all'interno dell' UE, di fatto è solo una media. Mentre i paesi del sud hanno sperimentato un aumento dei costi unitari del lavoro al di sopra del limite del 2 % , in paesi esportatori come la Germania o l'Austria è sceso ben al di sotto del limite (Spiecker 2012).

Sviluppo de costo unitario del lavoro nell'Unione economica monetaria (Spiecker 2012)

Se la crescita dei costi unitari del lavoro sono inferiori rispetto al target di inflazione, questo significa che i salari nominali sono cresciuti meno rispetto alla somma della crescita della produttività e dei tasso di inflazione programmata. Questo porta ad una situazione in cui anche il tasso di inflazione realizzato è inferiore al tasso di riferimento, poiché il salario determina pesantemente il tasso di inflazione. L'implicazione di ciò sono enormi squilibri macroeconomici all'interno della zona euro dato che quelle nazioni che hanno avuto tassi di inflazione significativamente più bassi del 2% potrebbero aumentare le loro esportazioni a spese delle altre nazioni e i lavoratori in quei paesi a basso salario non potranno più beneficiare dei loro guadagni di produttività. A causa di detti sviluppi differenti di salari ci sono stati squilibri nel commercio e un accumulo unilaterale di debito all’interno della zona euro. Il continuo sviluppo di questi squilibri può essere rappresentato come indicato sotto (Horn et al. 2009).

Squilibri commerciali all'interno dell'Unione monetaria Europea (Spieker 2012)

Lo sviluppo dissimile dei salari all'interno dell'UE naturalmente ha danneggiato anche i rapporti commerciali. Così, i prodotti provenienti da Austria e Germania sono diventati sempre meno costosi e sono stati venduti più facilmente ad altri paesi dell'UE. Dato che i salari erano bassi, questo ha portato a prezzi bassi, la popolazione tedesca e austriaca non ha potuto più permettersi di consumare le merci prodotte da loro stessi e la domanda interna ha cominciato a ristagnare. D'altra parte, le popolazioni del Sud Europa hanno sperimentato i benefici di reddito, hanno visto aumentare il potere d'acquisto e hanno trovato merci economiche prodotte nel nuovo mercato - i nostri profitti di esportazione sono quindi basati principalmente sul potere d'acquisto aggiuntivo causato da una relativamente generoso sviluppo dei salari nei paesi del sud della zona euro (Becker 2010).

Il Dilemma della concorrenza

La concorrenza tra i paesi è una strategia sfavorevole all'interno di un'unione monetaria. In particolare, la Germania si presenta come un leader mondiale nelle esportazioni e come modello da imitare. Un aumento delle esportazioni non è, in realtà, un traguardo. All'interno di un’ unione monetaria, questo è solo ragionevole se, al contrario, le importazioni sono attivate nella stessa misura, importazioni che soddisfano le esigenze della popolazione (Bofinger 2006). Lo sviluppo dei disallineamenti nei saldi commerciali nel corso del tempo mostra chiaramente come le azioni dell'unione monetaria hanno aiutato i paesi esportatori quali Germania e Austria a raggiungere saldi commerciali positivi attraverso la contrazione dei salari. D'altra parte, i paesi del sud hanno costantemente aumentato il consumo a causa di uno sviluppo positivo dei salari che ha provocato un aumento automatico del debito estero dato che dette importazioni potevano essere finanziate solo con i prestiti dei paesi orientati all'esportazione come la Germania (Hein und Truger 2011).

Fonti

Becker, J. (2010): EU in der Krise: Bruchlinien zwischen Zentrum und Peripherie, Kurswechsel 1/2010. S.6-23.

Hein, E. und Truger, A. (2011): Finance-dominated capitalism in crisis – the case for a Keynesian New Deal at the European and the global level. In: Arestis, P.; Sawyer, M. (Hrsg.): New Economics as Mainstream Economics, Basingstoke.

Horn, G., Joebges H. und Zwiener, R. (2009): Von der Finanzkrise zur Weltwirtschaftskrise (II) Globale Ungleichgewichte: Ursache der Krise und Auswegstrategien für Deutschland, IMK Report Nr.40, Düsseldorf.

IMK (2012): Böckler Impuls 16/2012, Düsseldorf.

Spiecker, F. (2012): Vortrag im Bruno Kreisky Forum, Wien. 21. Juni 2012.

Debito estero

La visione del pubblico circa il debito nazionale è problematica: le nazioni il cui debito è alto sono presumibilmente soggetti ad attacchi speculativi e devono pagare tassi di interesse più elevati. Le cose non sono comunque così semplici. Da un lato, paesi come il Giappone pagano tassi d'interesse relativamente bassi nonostante il loro esorbitante rapporto debito-PIL (quasi il 250 %). La ragione principale di questo è il fatto che questi paesi hanno contratto il debito con la loro popolazione e la pressione dell' interesse speculativo semplicemente deriva dalla debito estero sul mercato internazionale.

Andamento del debito pubblico (Flassbeck 2012)

Sviluppo dei tassi di interesse (Flassbeck 2012)

Anche il debito privato conta

Il saldo contabile di una nazione deve essere confrontato con i debiti totali e con i debiti privati e assett- perché sono le economie nazionali i cui saldi netti (la somma dei debiti pubblici e privati rispetto agli assett ) sono molto negativi, che sono sotto pressione. Purtroppo tutto questo nel dibattito pubblico non si considera perché ci si riferisce alla questione sul debito pubblico in modo economicamente improprio (Marterbauer 2011). Tuttavia, il caso della Spagna dimostra quanto sia cruciale il fattore dell'indebitamento privato: la logica delle agenzie di rating per quanto riguarda le correzioni al ribasso del rating della Spagna rivela che il loro argomento principale è l'enorme quantità di crediti cattivi che circolano nel sistema bancario spagnolo. Quindi la questione è il debito privato, non nazionale, il quale in Spagna è ancora più basso che in Austria. Tuttavia, questo problema potrebbe invertirsi se la Spagna attuasse ulteriori salvataggi bancari a spese dei contribuenti. I soldi necessari per farlo dovrebbero essere presi in prestito all'estero (Becker und Jäger 2009).

Disparità come un errore del Sistema

Gli squilibri commerciali sistematici (squilibri nel commercio estero) all'interno di un'unione monetaria portano automaticamente a maggiori debiti esteri che aumentano la pressione del debito del paese in questione. E' giusto parlare nel complesso del debito estero come fonte centrale della pressione economica del debito. Il debito nazionale è uno solo dei molti fattori. Ma come fanno gli squilibri commerciali a causare un aumento automatico del debito?

Il meccanismo alla base è molto semplice: quando un paese importa più di quanto esporta, deve prendere in prestito i soldi per le importazioni in eccesso dall'estero. Se non ci fosse l'unione monetaria, un paese avrebbe la possibilità di svalutare la propria moneta, il che renderebbe i propri prodotti più economici in un paese straniero e rendere le merci importate più costose al fine di equilibrare relativamente importazioni ed esportazioni, un'opzione che non esiste all'interno di un'unione monetaria. Finché persisteranno degli squilibri commerciali in Europa, il debito degli importatori netti salirà incontrollabilmente come gli assett dei paesi esportatori facendo vacillare il nostro intero sistema economico (Flassbeck 2010).

Le responsabilità risultanti e gli assett sono anche un problema per gli esportatori più ricchi: I loro profitti sono investiti all'estero (con una deviazione per il settore finanziario) e per questo non è un caso che le banche in particolare tedesche e francesi tengano titoli di stato greci. Questo perché, nel corso degli anni, i paesi esportatori hanno finanziato il debito del sud Europa che è principalmente privato, (con l'eccezione della Grecia) attraverso la riscossione di esportazioni. Vi è uno sviluppo speculare nella contabilità dei paesi dell'Unione monetaria. Paesi come la Germania, l'Austria, la Finlandia ei Paesi Bassi continuano ad accumulare assett, mentre i debiti di Spagna, Italia, Grecia, Francia e Portogallo sono in aumento (Dullien 2010). Lo schema seguente riassume gli sviluppi nel bilancio commerciali e mostra quanto profondamente i paesi in crisi si siano indebitati con la Germania (Dullien 2010). A titolo di esempio: solo l'economia tedesca aveva una bilancia dei pagamenti in attivo di 52,9 miliardi di euro nel quarto trimestre del 2012 (Eurostat 2013).

Debiti esteri cumulati dalla Germania e dei paesi in crisi a confronto (fonte dati: AMECO).

Sulla stessa banca

Gli squilibri commerciali portano ad un aumento automatico del debito estero (e degli assett) all'interno di un'unione monetaria, che a loro volta sono direttamente e indirettamente (ad esempio per l'influenza delle agenzie di rating)determinati dai tassi di interesse futuri. Questo non solo aumenta la pressione sulle nazioni che devono pagare tassi di interesse più elevati , ma anche sul settore privato(banche, famiglie e imprese), i cui crediti si sono fatti molto più cari.

A proposito: il debito nazionale non è aumentato drammaticamente fino alla crisi economica con le sue spese per i pacchetti di stimolo e di salvataggi bancari. Questo però non viene considerato nel dibattito pubblico. Il diagramma seguente spiega che, di tutti i paesi, anche paesi come Spagna e Italia sono riusciti a ridurre il loro debito prima della crisi.

Sviluppo del debito pubblico prima e dopo la crisi (Schlager 2012)

Fonti

Becker, J. und Jäger, J. (2009): Die EU und die große Krise. ProKla, Zeitschrift für kritische Sozialwissenschaft 39(4). S.541-558.

Dullien, Sebastian (2010): Ungleichgewichte im Euro-Raum: Akuter Handlungsbedarf auch für Deutschland, Friedrich-Ebert-Stiftung, Bonn.

Eurostat Datenbank (2013). Zahlungsbilanz, Leistungsbilanz und Vermögensübertragungen, vierteljährliche Daten, Abgerufen am 04. Juni 2013.

Flassbeck (2010): Die Marktwirtschaft des 21. Jahrhunderts, Frankfurt/Main.

Flassbeck, H. (2012): Zehn Mythen der Krise, Berlin.

Marterbauer, M. (2011): Zahlen bitte. Die Kosten der Krise tragen wir alle, Wien.

Schlager, C. (2012): Wer oder Was ist schuld an unseren Schulden und wer zahlt?, Präsentation Tagung Wege aus der Krise, Wien, 11.Mai 2012.

I I tassi di interesse e il finanziamento delle Nazioni

I tassi di interesse onerosi sono stati considerati uno dei principali fattori della crisi attuale. L'interesse è un problema soprattutto per quei paesi che sono sotto pressione . I tassi di interesse pre-crisi, che i singoli paesi dell'Euro dovevano pagare per i loro prestiti, erano relativamente alti in tutta l'Unione monetaria. La Grecia aveva gli stessi tassi di interesse della Germania. Il diagramma mostra come i tassi si siano discostati di molto nel corso della crisi, perché, a causa del suo scoppio, il trend dei rating è cambiato drasticamente e le economie pesantemente indebitate sono state "punite" con tassi di interesse ancora più alti. Parlando della pressione causata da questi debiti , è del tutto irrilevante se si tratti di debito pubblico o privato dato che i consulenti ritengono che le banche in difficoltà debbano essere in ogni caso salvate dai governi e il debito privato debba essere sanato con fondi pubblici (Flassbeck und Spiecker 2012).

Trend dei tassi di interesse dei titoli di Stato prima e dopo la crisi (Flassbeck, 2012)

Chi trae profitto dalla crisi?

E ' evidente che Austria e Germania traggono beneficio dai paesi coinvolti nella crisi. Per questi ultimi, i tassi di interesse aumentano , per Austria e Germania i prestiti diventano meno cari perché gli investitori, spiazzati dalle turbolenze del settore finanziario, rivedono la loro propensione al rischio. Questo è diventato più evidente con il frenetico e drastico declassamento dalle agenzie di rating che rafforza ulteriormente questa tendenza (Gärnter und Griesbach 2012).

Il grafico indica che la valutazione dei paesi in crisi è cambiata radicalmente solamente a partire dal 2010, più di un anno dopo lo scoppio della crisi. Le conseguenze sono chiare: se improvvisamente i tassi di interesse aumentano di più del doppio, i debiti aumentano a causa dei salvataggi bancari, dei pacchetti di stimolo e della diminuzione delle entrate fiscali e il rifinanziamento di interi paesi diventa un compito difficile (Neubäumer 2011). Questa tendenza pone il governo e la democrazia sotto pressione perché il tema del debito diventa un argomento mediatico. Molto rilevante è il ruolo delle agenzie di rating che valutano la solvibilità dei paesi. Le loro raccomandazioni sono guidate da decisioni politiche e da dati economici quali i tassi di crescita o i rischi presenti nel settore finanziario. Sulla base di questi e altri indicatori, si cerca di stimare la probabilità di solvibilità dei loro debitori.

Una misura per diminuire la pressione sui governi è una politica adeguata della banca centrale. Alla fine del luglio 2012, il Presidente della BCE Mario Draghi ha annunciato che la BCE avrebbe utilizzato tutte le misure possibili per sostenere l'euro. In questo modo Draghi ha diminuito le aspettative dell’ uscita della Grecia dall’euro. Questo si è riflesso nello sviluppo dei tassi di interesse a lungo termine dei titoli di Stato, tanto che, nel caso della Grecia l' interesse è sceso dal 27.82% di giugno 2012 al 11,58% nel mese di aprile 2013 (BCE e Commissione europea, 2013). Grazie al pagamenti di interessi più bassi la Grecia e altri paesi in difficoltà sarebbero in grado di consolidare i propri bilanci più facilmente e di combattere effettivamente la pressione del mercato dei capitali.

Fonti

ECB Datenbank (2013): Harmonised long-term interest rates May 2013, Abgerufen am 05. Juni 2013.

Flassbeck, H. (2012): Vortrag bei der Tagung des österreichischen Städtebund 30.5.2012, Dornbirn.

Flassbeck, H. und Spiecker, F. (2012): Falsche Diagnose, falsche Therapie – wie die Politik in der Eurokrise dank falscher Theorie versagt. WISO, 35(2). S.15-26.

Gärnter, M. und Griesbach, B. (2012): Rating agencies, self-fulfilling prophecy and multiple equilibria? An empirical model of the European sovereign debt crisis 2009-2011, Discussion Paper no. 2012-15, St. Gallen.

Neubäumer, R. (2011): Eurokrise: Keine Staatsschuldenkrise, sondern Folge der Finanzkrise, Wirtschaftsdienst, 91(12). S.827-833.

Agenzie di Rating

Le agenzie di rating sono istituzioni che classificano le nazioni e le altre istituzioni quali le banche con un indice di fiducia (rating), che indica la probabilità che il debito venga rimborsato. Se il rischio assunto è più alto, il punteggio è peggiore e porta a maggiori interessi per i prestiti (Bösch 2011).

Influenza giustificata?

Questa funzione di guida dà alle agenzie di rating grande influenza (Prager 2012). Infatti, se il rating è rettificato verso il basso, molti investitori penseranno di trasferire i loro soldi. Così, un piccolo aggiustamento della valutazione può causare una grande effetto e andare ben oltre l'obiettivo. In questo modo, intere nazioni sono vittime di una tendenza al ribasso che può portare al fallimento, se non può essere fornita alcuna prova che ci sia una responsabilità garantita per i prestiti o che l'economia cresca a tassi sufficienti per pagare il debito. Nella situazione di tensione generata dalla crisi, le agenzie di rating sono improvvisamente un punto di interesse focale per i media e l'opinione pubblica, l'aggiustamento arbitrario o errato di un rating può avere gravi conseguenze. Questa posizione di potere rende le agenzie di rating pesanti attori della crisi, dal momento che - da un punto di vista funzionale - si potrebbero anche chiamare "fire accelerants" (acceleratori di incendio) (Gärtner und Griesbach 2012).

Fonti

Bösch, V. (2011): Ratings in der Krise, Materialien zu Wirtschaft und Gesellschaft Nr. 110, Wien.

Gärnter, M. und Griesbach, B. (2012): Rating agencies, self-fulfilling prophecy and multiple equilibria? An empirical model of the European sovereign debt crisis 2009-2011, Discussion Paper no. 2012-15, St. Gallen.

Prager, C. (2012): Ratingagenturen. Funktionsweisen eines neuen politischen Herrschaftsinstrument, Wien.